Materialismo Gotico. Vivere e morire al tempo delle macchine
E se le macchine fossero vive? è questa la domanda che infesta come uno spettro le pagine di Materialismo gotico. A cui ne segue una ancor piú inquietante, che mette i brividi: e se fossimo noi a essere morti come le macchine? Che senso avrebbe allora abitare un tempo dove tutto, la materia organica come quella inorganica, è morto?
Mark Fisher ci trascina in un mondo che alla fine degli anni Novanta sembrava soltanto un distopico futuro non troppo prossimo, immaginato da filosofi, scrittori e registi, e che è ormai invece diventato il presente nel quale tutti ci muoviamo confusi e sperduti. Un mondo dove essere dotati di possibilità di azione non significa necessariamente essere vivi.
Il materialismo gotico delinea un orizzonte in cui la distinzione fra organico e inorganico, razionale e irrazionale, tra finzione e teoria, si è dissolta nell’aria cibernetica. Universi ipermoderni, dominati dai prodotti scintillanti di un capitalismo tecnicamente sofisticato che però ricordano cosí da vicino gli zombie e i demoni dei tempi arcaici. Incubi popolati da corpi vuoti eppure capaci di agire, figure ambivalenti che fanno esplodere i confini della soggettività: Blade Runner, Terminator e intelligenze artificiali.
Un’analisi filosofica, che si muove sfrenata tra Deleuze e Guattari, Spinoza e Baudrillard, e che parlando della letteratura cyberpunk ci svela come un oracolo il senso delle inquietudini dell’oggi. Tra macchine che somigliano a esseri viventi ed esseri viventi che somigliano a macchine, sembra impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. E sembra inutile immaginare di cambiare un mondo che va in rovina perché siamo troppo vincolati alle forze che lo dominano.
Con Materialismo gotico muove i primi passi la riflessione che ha forse avuto più influenza sul dibattito contemporaneo, il nucleo del pensiero da cui Fisher è partito per ridefinire la mappa teorica del nostro presente.
Vincenzo Santarcangelo è dottore di ricerca in filosofia della mente e del linguaggio (Università degli Studi di Torino). Insegna Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Dal 2022 insegna Sostenibilità e Responsabilità presso il Politecnico di Torino, dove ha insegnato Tecniche di Comunicazione e Scrittura dal 2017 al 2020. Dal 2017 è docente a contratto di Teoria della Percezione e Psicologia della Forma allo IED di Milano.
Membro del gruppo di ricerca LabOnt (Università di Torino), si occupa di filosofia della percezione, estetica e filosofia della musica. È autore de “Il suono. L’esperienza uditiva e i suoi oggetti” (Raffaello Cortina, 2018) e di numerosi articoli specialistici per riviste accademiche come “Organised Sound”, “Music&Science”, “Rivista di Estetica”.
Ha tradotto e curato le edizioni italiane de “L’approccio ecologico alla percezione visiva di James J. Gibson” (Mimesis 2014); “Il museo immaginario delle opere musicali di Lydia Goehr” (Mimesis 2016); “Iperoggetti. Filosofia ed ecologia dopo la fine del mondo” (Produzioni Nero 2018), “Ecologia oscura. Logica della coesistenza futura” (Luiss University Press 2021), “Iposoggetti. Sul divenire umani” (Luiss University Press 2022), “Humankind. Solidarietà con i non umani” (Produzioni Nero 2022), di Timothy Morton; “Il libero arbitrio. Una realtà contestata” (Einaudi 2020) di Christian List; “Riscoprire l’insegnamento di Gert Biesta” (Raffaello Cortina 2022), “Strani Strumenti. L’arte e la natura umana” (Einaudi 2022).